Convegno “I ragazzi sono il nostro futuro”, non è un problema sanitario
- 04/10/2012
Roma, 3 ottobre – Presentato ieri in Campidoglio, in Sala Protomoteca , il progetto sperimentale “I ragazzi sono il nostro futuro” per il superamento delle difficoltà dei metodi didattici che interessano molti giovani studenti. La XI Commissione Assembleare Politiche Educative e Scolastiche di Roma Capitale insieme all’Inpef, Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare, hanno coinvolto in un vivace dibattito sul delicato tema dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento (D.S.A) oltre 300 persone tra docenti universitari, addetti ai lavori, professionisti, docenti, studenti di pedagogia, genitori ed altri stakeholders. Tanti i saluti iniziali. Il presidente della Commissione Politiche Educative, on. Roberto Angelini, apre il convegno con il proposito che quello presentato in Campidoglio sia solo l’inizio di un percorso condiviso tra istituzione e società e continua affermando che "La legge 170/2010 è una legge complessa in cui c’è dentro di tutto, ma penso che nella scuola ci debba essere prima di tutto pedagogia. Se ai tanti personaggi illustri che hanno fatto la storia dell’umanità, come Albert Einstein, Pablo Picasso, si fossero applicati i metodi previsti dall’attuale legge, probabilmente sarebbero stati esseri umani diversi e forse, c’è anche una remota ma concreta possibilità che non ci avrebbero donato tale patrimonio!” . Al presidente Angelini ha fatto seguito il saluto del prof. Aiuti, presidente della Commissione Politiche Sanitarie, in cui afferma che “I disturbi dell’apprendimento sono una diversità e non una malattia, e come tale vanno affrontati”. Al loro saluto sono seguiti quelli del prof. Michele Goffredo, delegato del Rettore dell’Università di Basilicata per il Processo di Bologna, del prof. P. L. Bonici, vicepresidente dell’Inpef.
Durante il convegno ci si è concentrati in primis nell’analisi critica della recente Legge 170/2010, “Nuove norme in materia di disturbi specifici dell’apprendimento” che sta cambiando la scuola e la famiglia. La presidente dell’Inpef, prof.sa Vincenza Palmieri ha fatto notare che non si tratta di un problema sanitario. La didattica della matematica (come si apprendono le tabelline, si incolonnano i numeri, come eseguire un operazione) ma anche l’ortografia, la scrittura non sono problemi che possono essere delegati ad operatori sanitari, asetticamente diagnosticati e risolti con una pasticca. Non sono malattie, eppure tanti studenti italiani vengono diagnosticati come affetti da DSA. Oggi, secondo tale legge, sono previsti metodi (es. l’uso di pc per leggere scrivere far di conto al posto della manualità, “abbuoni” di parti di programma) che alla lunga produrranno gravi danni. Una programmazione corretta, un intervento didattico o pedagogico familiare, la costante e specifica formazione dei docenti, hanno da sempre rappresentato la soluzione più efficace. Per questo, per evitare ciò che oggi ha aperto la strada alla medicalizzazione del sistema educativo, con tutti i disastri che questo comporta, che l’istituto mette a disposizione alcune borse di studio per formare i docenti interessati nell’apprendimento delle tecniche per il superamento dei disturbi dell’apprendimento.
Alla convegno hanno partecipato il prof. Giuseppe Gulino, epidemiologo dell’Università di Torino e direttore sanitario illustrando la sua tesi: I DSA sono una pandemia? La prof. Margherita Fasano, direttrice del SSISS con: I bisogni formativi dei docenti. La prof.sa Paola Gravela, responsabile Inpef per il superamento dei DSA con: Andare oltre gli strumenti compensativi e dispensativi. L’avvocato Eleonora Grimaldi, con: Abuso di diagnosi e preclusione permanente dello sviluppo delle abilità dei bambini. Il consigliere Donatella Ceré, ordine degli Avvocati di Roma, con: Aspettative e diritti della famiglia e dello scolaro. Ha moderato l’evento Paolo Onorati, giornalista e coordinatore eventi speciali Inpef.
Per saperne di più, è possibile consultare il sito www.pedagogiafamiliare.it




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